«Gli amministratori locali presenti a Trieste, provenienti dai più diversi territori e da differenti collocazioni politiche, sono sinceramente grati al Comitato promotore per aver previsto quest’anno fra gli elementi di novità della Settimana Sociale anche la presenza come delegati di alcuni rappresentanti di chi si impegna attivamente nell’animazione politica ed amministrativa delle nostre comunità»: inizia così il breve quanto impegnativo documento “finale”, che parla di diritti sociali e partecipazione, emerso da un incontro avvenuto ieri a Trieste, cui hanno partecipato un centinaio di amministratori locali, presenti alla Settimana sociale e autoconvocatisi nell’Aula magna del palazzo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, per un confronto sui temi della politica e dell’amministrazione locale.
A Trieste per fare un ulteriore passo in avanti
Alla presenza di diversi componenti del Comitato scientifico della Settimana sociale, a partire dal presidente del Comitato promotore, mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania, e di buona parte dei presidenti delle principali aggregazioni laicali del Paese, i partecipanti all’incontro hanno voluto sottolineare: «Ci ritroviamo oggi, dopo l’incontro preparatorio del 3-4 maggio segnato da un approfondito confronto tra gli amministratori locali e le associazioni e i movimenti in cui è avvenuta la loro formazione sociale, a margine dei lavori della Settimana per ribadire che siamo pronti a fare un ulteriore passo in avanti, rispondendo alle sollecitazioni emerse dai tanti interventi, dai tavoli di lavoro, dalle piazze, dalla presentazione di tante buone pratiche».
«Siamo consapevoli – prosegue il documento – della responsabilità di costruire dal basso e attraverso la concretezza della vicinanza alle donne e agli uomini del nostro tempo nuovi spazi di buona socialità e innovativi strumenti di democrazia che superino la stanchezza di una partecipazione che è oggi davvero ai minimi storici».Allo stesso modo, si aggiunge: «Sappiamo che questo è un tempo che aspetta da noi parole e opere di Speranza, e siamo orgogliosi di ricordare la testimonianza limpida di fede che nel secolo scorso tante figure di cattolici hanno incarnato nell’impegno politico anche a costo della persecuzione e della vita».
Tre impegni concreti per il bene del Paese e delle nostre comunità
In questa occasione, allora, ancora alla presenza delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, stimolati dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che da Trieste ha invitato a realizzare la “democrazia sostanziale” fondata sulla piena realizzazione dei diritti sociali, e incoraggiati dal presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, che ha ringraziato chi si impegna in politica provando a passare dall’“io al noi”, gli “amministratori di Trieste” ribadendo l’auspicio che le importanti riforme che attendono il Paese siano sempre portate avanti fra le parti politiche con quello spirito di dialogo “costituente” che ha caratterizzato le migliori stagioni della politica nazionale e vadano nella direzione – anche con una nuova legge elettorale – di riavvicinare i cittadini al voto consapevole, si assumono con questo documento tre impegni concreti:
Continuare il lavoro di scambio e condivisione delle esperienze sui temi concreti legati ai territori, in una visione d’insieme nazionale, europea e internazionale, lavorando perché nel prossimo autunno sia possibile promuovere un incontro nazionale fra le tante realtà che in questi anni hanno iniziato a lavorare in questa direzione;
Assumere i processi, gli obiettivi e i metodi che emergono dalla Settimana sociale di Trieste, al fine di declinarli nelle politiche territoriali, con particolare riferimento a: giustizia sociale e innovazione del welfare; sostenibilità ambientale; centralità delle famiglie e della scuola; accoglienza e integrazione; cura e valorizzazione degli strumenti di partecipazione alla vita democratica;
Raccogliere l’invito a fare del magistero sociale di papa Francesco, che concluderà domenica la Settimana sociale, l’elemento unificante per l’impegno dei cattolici in politica.
Verso una casa comune, una rete più che un partito
Numerosi gli interventi nelle due ore di confronto che hanno preceduto gli impegni finali. Sono emerse le fatiche e la solitudine. Ma anche la bellezza di servizio al bene delle proprie comunità attraverso ciò che Paolo VI definiva la più alta forma di carità: la politica. Insieme ai segni positivi e spesso “nascosti” di un servizio che riempie la vita e la arricchisce di senso. Così come nessuno nasconde che rispetto alla fatica dei credenti nello spazio pubblico non c’è un’unica ricetta. C’è chi vorrebbe un contenitore nuovo, chi invece pensa sia più utile continuare a lavorare nei partiti. Ma se non ci sono luoghi di dialogo franco e leale tra amministratori e reti che hanno valori in comune, anche il confronto sulle diverse legittime strade da percorrere rischia di restare puramente ideologico. Dunque, si riparte per ritrovarsi. Con l’intenzione dichiarata dai presenti di fare rete su alcuni temi di buon governo del territorio senza rinunciare a dire la propria anche su temi più generali. Verso una casa comune, una rete più che un partito.
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