Un manifesto per il futuro. Perché l’avvenire della casa comune ci interessa tutti. E tutti dobbiamo “sporcarci le mani” affinché il contributo dei singoli e delle comunità sia indirizzato alla crescita del bene comune nelle nostre società e alla percezione di un Creato da proteggere e da lasciare in prestito alle nuove generazioni. Le disuguaglianze si sconfiggono insieme. Così, per cinque anni, dal 2018, un gruppo di realtà cristiane (Azione cattolica italiana, Acli, Caritas italiana, Centro turistico giovanile, Coldiretti, Comunità Papa Giovanni XXIII, Cvx Italia, Earth day Italia, Focsiv, Fondazione Finanza Etica, Missio, Movimento cristiano lavoratori, Pax Christi, Salesiani per il sociale, Vis-Volontari internazionali per lo sviluppo, Sermig) si sono impegnate in una campagna intitolata Chiudiamo la forbice per denunciare le crescenti diseguaglianze globali in tutti i settori della vita. Il faro è stata l’enciclica di papa Francesco, Laudato si’.
L’avvenire della casa comune
Ecco perché martedì 20 dicembre queste realtà hanno deciso di provare a leggere i segni dei tempi per capire quali segnali forti emergono da questo tempo sbandato e quali scenari-indicazioni individuare per il futuro. Un incontro, sia in presenza fisica che on line svoltosi a Roma, fitto di relazioni ma anche un guardarsi in faccia in vista di azione pratiche e concrete da offrire al dibattito pubblico e anche alle politiche di governo. L’occasione è andata oltre il momento di studio e di confronto: piuttosto una giornata di analisi del tempo in cui stiamo vivendo, per scrivere nero su bianco ciò che non è negoziabile per il futuro della casa comune e per ideare insieme azioni concrete da mettere in campo prossimamente.
Oltre Chiudiamo la forbice
Chiudiamo la forbice non è stato solo uno slogan adatto per i social, ma un grido di allarme per combattere in modo adeguato le tante diseguaglianze sparse nel mondo, con un’attenzione particolare rivolta al bene comune. Il tema delle diseguaglianze, che è strettamente legato alla questione delle migrazioni, ci sprona a una contro narrazione rispetto a quella che attraversa quotidianamente i nostri mass-media e i nostri vissuti sociali. Forse davvero è arrivato il tempo per porsi domande importanti. Cosa facciamo per vincere le diseguaglianze, per costruire comunità accoglienti e inclusive per tutti, sui nostri territori e in quelli del Sud? Promuoviamo l’agricoltura sociale, l’agro ecologia e la giustizia per l’accesso alla terra, alle sementi, alle tecnologie appropriate, denunciando concentrazioni di potere nella produzione e distribuzione di cibo? Contrastiamo i conflitti e le migrazioni forzate con più operatori di pace, azioni nonviolente, riduzione delle spese militari? Accogliamo gli esclusi, migranti e autoctoni, condividendo beni comuni e servizi per la creazione di lavoro in un ambiente sano? Erano le domande di prima, di Chiudiamo la forbice, ma sono le domande di oggi.
Così, in una mattinata ricca di spunti e riflessioni, il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, ha letto il tempo in cui viviamo insieme a don Giuseppe Pizzoli, direttore di Missio, Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana e Giuseppe Notarstefano, Presidente dell’Azione cattolica italiana. Nel pomeriggio sono intervenuti inoltre i responsabili della altre associazioni coinvolte, Focsiv, Acli, Earth day Italia, Sermig.
Un tempo di grandi opportunità
Per Giuseppe Notarstefano, questo che viviamo è un tempo di grandi opportunità. Un tempo certo scosso, messo sotto pressione da shock economici (e non solo) improvvisi che mettono a dura prova la normalità della vita delle persone. È un tempo di cambiamento, di trasformazione, ma anche un tempo opportuno per continuare a impegnarci a promuovere una convivenza pacifica e una trasformazione radicale dei processi di sviluppo. Il cambiamento che viviamo è molto di più di un semplice assestamento. Papa Francesco ci aiuta a coglierne le potenzialità attraverso lo sguardo e il cuore. Ecco perché fare insieme le cose, in partnership, le alleanze solidali ed educative, non sono altro che un tentativo per governare il cambiamento. Le sfide della complessità possono essere vinte dalla capacità di costruire delle comunità resilienti, anti fragili, che sono capaci di resistere agli scossoni del cambiamento.
Comune a tutti gli interventi, il fatto che le diseguaglianze attuali, economiche e ambientali, sono la cartina di tornasole di un mondo, un pianeta, una terra che dovremmo iniziare a risentire di nuovo “nostra”. Non un mondo in nostro possesso, ma un Creato che sentiamo “nostro” perché ci interessa, ne abbiamo cura, vogliamo lasciarlo intatto e bello alle nuove generazioni.
La transizione energetica, un ritorno della parola “pace” non solo nei consessi internazionali, il consumo consapevole, ma anche il tema della natalità, della famiglia, la generatività: da qui riparte un nuovo manifesto per l’oggi, certo, ma soprattutto per il futuro.
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