Quel 9 maggio del 1993 è rimasto nella memoria di molti. Tanti lo ricordano come un grido di dolore, ma fu anche la certezza che una voce forte, quella del Papa, tuonava contro tutte le mafie. Papa Giovanni Paolo II, alla fine della celebrazione nella splendida Valle dei Templi ad Agrigento, a conclusione della visita pastorale in Sicilia, si ferma e, parlando a braccio con voce ferma e potente, disse: «Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio».
Ma già nell’omelia aveva invitato a una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana e antievangelica. Le cronache di allora raccontano di come San Giovanni Paolo II rimase molto scosso dall’incontro con i genitori del giudice Rosario Livatino, ucciso dai mafiosi nel 1990. Fu poi beatificato nel 2021, proprio il 9 maggio.
Una stagione difficile
L’invettiva del Papa fu ripresa dai media di tutto il mondo e rimane ancora oggi uno spartiacque nella lotta della Chiesa nei confronti della mafia. Non a caso, nella notte del 28 luglio 1993, la mafia rispose con le bombe a Roma, a San Giovanni in Laterano, la chiesa del Vescovo di Roma, e a San Giorgio al Velabro, per fortuna senza vittime. Il 15 di settembre morì per mano mafiosa il parroco di Brancaccio, don Pino Puglisi, e il 19 marzo 1994 il parroco di Casal di Principe, don Peppe Diana.
La Conferenza episcopale siciliana
Il 13 aprile 1994 la Conferenza episcopale siciliana in un importante documento definì la mafia un «distorto complesso di falsi valori», parlando di «assoluta incompatibilità con il Vangelo» e rinnovando «la censura della scomunica».
Le parole di Giovanni Paolo II
Pubblichiamo quello che disse, a braccio, Giovanni Paolo II al termine della Santa Messa, dopo la Benedizione finale:
«Carissimi, vi auguro, come ha detto il diacono, di andare in pace: di andare in pace di trovare la pace nella vostra terra.
Carissimi, non si dimentica facilmente una tale celebrazione, in questa Valle, sullo sfondo dei templi: templi provenienti dal periodo greco che esprimono questa grande cultura e questa grande arte ed anche questa religiosità, i templi che sono testimoni oggi della nostra celebrazione eucaristica. E uno ha avuto nome di “Concordia”: ecco, sia questo nome emblematico, sia profetico. Che sia concordia in questa vostra terra! Concordia senza morti, senza assassinati, senza paure, senza minacce, senza vittime! Che sia concordia! Questa concordia, questa pace a cui aspira ogni popolo e ogni persona umana e ogni famiglia! Dopo tanti tempi di sofferenze avete finalmente un diritto a vivere nella pace. E questi che sono colpevoli di disturbare questa pace, questi che portano sulle loro coscienze tante vittime umane, devono capire, devono capire che non si permette uccidere innocenti! Dio ha detto una volta: “Non uccidere”: non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!
Questo popolo, popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte. Qui ci vuole civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai responsabili, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!
Carissimi, vi ringrazio per la vostra partecipazione per questa preghiera così suggestiva, profonda, partecipata. Vi lascio con questo saluto: Sia lodato Gesù Cristo, via verità e vita! Amen».
Per la lettura del testo integrale dell’omelia, cliccare qui.
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