Retinopera nasce nel 2002, per iniziativa di un gruppo di laici del mondo dell’associazionismo cattolico, che si incontrano attorno ai temi dell’impegno sociale e stilano un Documento dal titolo: Prendiamo il largo. Il documento viene sottoscritto da circa 100 persone, tra cui i Presidenti e i Responsabili delle maggiori aggregazioni laicali italiane. L’obiettivo dichiarato è quello di approfondire i temi della Dottrina Sociale della Chiesa, come forma di impegno dei credenti di fronte alla società.
Vent’anni di Retinopera
Da quell’anno e nel corso del tempo Retinopera è diventata una realtà composita, nella quale si ritrovano più di venti organizzazioni del mondo cattolico italiano. L’occasione per festeggiare il ventennio dalla sua fondazione avverrà il 27 novembre a Bologna (Salone assemblee Coldiretti Emilia Romagna) con un evento dal titolo: Retinopera 2002-2022: lavorare e camminare insieme. Cattolici nell’economia, nel lavoro e nel sociale. Orizzonti per il terzo millennio. Tra i relatori, oltre al coordinatore di Retinopera Gianfranco Cattai, è prevista la relazione introduttiva del Presidente della Cei, Matteo Zuppi. Ma tanti sono gli interventi programmati: dalla natalità e demografia con Carla Collicelli del Masci ai poveri con Filippo Sbrana della Comunità di Sant’Egidio, dalla transizione ecologica, comunità energetiche ed ecologia integrale con Veronica Barbati di Coldiretti alla società civile, bene comune, politica con Leonardo Becchetti del Cvx.
Il bene comune come mission
Una giornata che si presta bene a riflettere su quella che è la mission di Retinopera e che negli anni ha contribuito non poco a rinnovare il lessico dell’economia sostenibile. Parole come generatività, sostenibilità, cooperazione, prendersi cura, responsabilità, formazione, unità e comunione sono oggi le linee guida per un programma di azione e di partecipazione attiva e responsabile. La generatività come capacità di innovazione e mobilitazione nell’aprire strade innovative, nel mobilitare risorse umane e nel generare nuova vita e nuovi valori e la sostenibilità come modello di riferimento per uno sviluppo umano, sociale ed economico rivolto alla valorizzazione di tutte le risorse e alla salvaguardia della giustizia sociale non sono altro che un modo, più consapevole, di prendersi cura del creato e dei soggetti più fragili e svantaggiati, della collettività, dell’ambiente e di ogni sfera del vivere comune.
In una parola, promuovere il bene comune. Ovunque ci si trovi. Nel Paese, nel lavoro, in famiglia, nelle comunità civili ed ecclesiali.
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