Sono da tre giorni a Lisbona con altri 19 giovani della mia parrocchia e i 140 della diocesi e sento che ilritmo degli appuntamenti incalza, le emozioni iniziano ad essere davvero tante. Non avverto tantissimastanchezza fisica anche se la media dei passi giornalieri è più di 21000 fatti tra mille risate, foto, cori di inni nazionali che si intrecciano, e noi italiani ci facciamo veramente sentire: urliamo a più non posso “l’Italia chiamò. Sì!”. Sorrisi e abbracci internazionali, braccialetti preparati in parrocchia nelle sere precedenti la partenza vengono scambiati con spillette, bandiere, cappelli, maglie… Verranno esibiti come trofei di un’esperienza meravigliosa, una volta tornati a casa, in parrocchia, affascinando, con i tanti racconti, chi non l’ha vissuta. Questa è la GMG e io, ho detto “presente” anche questa volta anche se, giovane non lo sono più. Ma come non desiderare di vivere ancora una volta le emozioni che porta con se? Come non farsi coinvolgere dal tema che è un programma di vita: “Maria si alzo e andò in fretta” per lasciarsi interrogare il cuore durante le catechesi?
Che oggi sia una giornata speciale, speciale, si sente anche dal rumore degli elicotteri che di buon mattino sorvolano Lisbona. Il telegiornale portoghese che ascolto, a casa della famiglia che mi accoglie, trasmette solo servizi sul Papa e del suo arrivo. C’è una grande attesa per le parole del Papa e il desiderio di poterlo vedere da vicino anima ognuno.
Dopo la catechesi “Con-dividere: il poco di ognuno viene moltiplicato”, vado via con il gruppo con unadomanda dentro di me: io, sono benedizione per gli altri? Riconosco che gli altri lo sono per me? La frase: “nell’essere preghiera tutti sono prossimi, sorelle e fratelli, nessuno può essere maledetto”, mi risuona nella mente per le ore che seguono anche se le distrazioni sono tante. Si canta, si corre, io nelle retrovie sono attenta che tutti ci siano e nessuno si sia attardato per farsi un selfie e abbia perso contatto con il gruppo. Le bellezze di Lisbona rapiscono i nostri sguardi, ma non possiamo fermarci dobbiamo camminare, la nostra bandiera sventola alta ed è richiamo per molti, dobbiamo seguirla, dobbiamo raggiungere un’altra meta.
Si va al Parco Eduardo VII, incontreremo il Papa ed è la gioia più grande che mi anima. C’è una follainfinita, le lingue si mescolano… Francesco, passa tra i giovani che fanno festa, urlano, applaudono, salgono l’uno sull’altro per vederlo e farsi vedere, per ricevere la benedizione o incrociare lo suo sguardo. Io ho il cuore che va a mille, gioisco, quasi mi commuovo, dico: benedicimi e benedici quanti sono qui. Sono in silenzio e quasi incantata a vedere il Papa che sobbalza sulla macchina per via dello sterrato e fa sicuramente fatica ma sorride e benedice tutti.
Poi il silenzio, le parole del papa echeggiano nel cuore di ognuno di noi e sembrano parlarci personalmente. “… Siamo chiamati per nome, ciascuno di noi. Non è un modo di dire, è Parola di Dio … Amici, vorrei essere chiaro con voi, che siete allergici alle falsità e alle parole vuote: nella Chiesa c’è spazio per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, c’è spazio per tutti. Così come siamo, tutti…. Cari ragazzi e ragazze, vi invito a pensare a questa cosa tanto bella: che Dio ci ama, Dio ci ama come siamo, non come vorremmo essere o come la società vorrebbe che fossimo: come siamo. Ci ama con i difetti che abbiamo, con le limitazioni che abbiamo e con la voglia che abbiamo di andare avanti nella vita…”
Tutti ripetiamo al suo invito: tutti, tutti, tutti! In una sola lingua “todos!”Si, tutti siamo amati da Dio e la Chiesa accoglie tutti.
Ora trovo la risposta alla mia domanda sorta durante la catechesi, metabolizzata per ore e rielaborata allaluce delle parole del Papa. Dio mi ama e mi ama per come sono, mi perdona e mi benedice. Mi aspetta, mi dà sempre la possibilità di andare avanti. Dio è Padre amorevole, gli altri sono benedizione per me e io posso essere benedizione per gli altri.Con il cuore gravido di gioia, esprimo il mio grazie al Santo Padre, messaggero della speranza di Dio.
Nunzia Di Terlizzi, Presidente diocesano Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi
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